Pubblicato Giovedì, 17 Novembre 2011 19:32

I preparativi per il sabba

I preparativi per il sabba

I maghi e le streghe sono, ed erano, dei solitari. Agivano da soli, nell’ombra. E non si poteva dare loro torto, visto il destino che fu riservato ad un gran numero di essi.
Si riunivano in una sola occasione: il sabba, una cerimonia presieduta da Satana in persona.
Il sabba costituiva il momento più alto dell’attività e della devozione di coloro che avevano dedicato se stessi a Satana. Per questo motivo era necessaria una preparazione accurata e il sabba veniva pianificato in riunioni di streghe e stregoni, che avvenivano, è ovvio, in luoghi nascosti e nel massimo segreto.
Queste riunioni, a cui partecipavano al massimo sette o otto streghe, si tenevano sempre sotto la supervisione del diavolo, che però non si manifestava. Gli stregoni erano più riservati e si riunivano in gruppi più ristretti e con minor frequenza.
Nelle stampe del XVI e XVII secolo le streghe sono raffigurate quasi sempre nell’atto di spogliarsi, prima di cavalcare la scopa, con la quale avrebbero raggiunto in volo il luogo del sabba.
Fondamentale, per la partecipazione al sabba, era la preparazione di un unguento, detto grasso di strega: sangue di upupa, sangue di pipistrello, raschiatura della superficie ossidata della campana di una chiesa, fuliggine. Le streghe di rango più elevato aggiungevano grasso di neonato, dopo averlo bollito.
Con questo unguento ungevano il mezzo di trasporto con cui avrebbero raggiunto il luogo in cui si teneva il sabba: una forca o una scopa, sui cui si mettevano a cavalcioni.
Prima di mettersi a cavallo della forca o della scopa era però necessario attivare la cavalcatura con una formula magica, diversa da strega a strega, che veniva pronunciata levando verso il cielo un piatto, possibilmente d’argento, colmo d’ossa e un rosario composto da dadi da gioco, dal cranio di un neonato, da campanelli, da ossicini di pollo o di corvo e da un crocifisso spezzato e annerito sul fuoco.
Le streghe che avevano raggiunto il rango più elevato, quelle davvero potenti e che erano state possedute da Satana in un sabba precedente, raggiungevano il luogo del sabba cavalcando, sedute al contrario, un caprone e portavano con sé il loro crogiuolo, la pentola che usavano per preparare le pozioni, e un sacco contenente membra di bambino, da consumare durante il sabba.
Nelle stampe del XVI e XVII secolo le streghe erano raffigurate normalmente come vecchie, molto brutte e deformi, anche se non mancava qualche giovane contadinotta o qualche signora di ceto elevato, un po’ scialba, ma ben vestita. A partire dalla fine del XVII secolo e poi nel XVII e nel XIX, le raffigurazioni di streghe, stregoni e di sabba diminuisco di numero, ma con più frequenza le streghe assumono l’aspetto di donne piacevoli e ben vestite. Spesso sono molto giovani e carine. Sono queste le rappresentazioni più inquietanti, perché non consentono di distinguere una strega da una donna comune, se non in base a quello che sta facendo.
È come se coloro che si erano dedicati a Satana si fossero integrati nella società e fossero aumentati notevolmente di numero. In effetti le streghe e gli stregoni rifiutavano i valori e le convenzioni della società dell’epoca in cui vivevano e si collocavano ai margini, restavano nell’ombra. Le streghe dell’epoca moderna, invece, sono donne comuni, nel cui aspetto e nel cui comportamento non c’è nulla che le possa distinguere o che possa svelare la loro vera natura. Lo stesso discorso può essere fatto a proposito degli stregoni, da sempre più discreti e meno identificabili delle streghe.
Comune a tutte le epoche è comunque, nella preparazione per il sabba, la presenza di un crogiuolo, a volte una pentolaccia scura e ammaccata, a volte un recipiente preziosamente decorato con raffigurazioni del demonio e con scene sfrenate del sabba; la presenza di un piccolo contenitore, un’ampolla o un piccolo orcio scuro, per il grasso di strega; la presenza del cerchio magico, al cui centro sono tracciati segni cabalistici, o la presenza di un pentacolo formato da due triangoli che si intersecano e che è detto “sigillo di Salomone” o “scudo di Mosè”; un cranio, spesso di bambino e un pugnale, conficcato a terra. Sono presenti anche tre animali, dalla notte dei tempi considerati amici delle streghe: il gatto, il gufo e il rospo.
Spesso le streghe che si recano al sabba assumono sembianze di animali e quelle di rango più elevato sono in grado di assumere forma animalesca quando vogliono.
In “Discorsi esecrabili delle streghe”, del 1603, Henry Boguet, racconta che un cacciatore dell’Auvergne incontrò un enorme lupo, che lo aggredì. Il cacciatore si difese e gli tagliò una zampa con il coltello, mettendolo in fuga. Il cacciatore, salvo, ma spaventato, si rifugiò da un suo amico e gli mostrò la zampa dell’animale, che aveva messo in un sacco, ma si accorse che la zampa del lupo si era trasformata in una mano di donna: la mano di sua moglie. Tornato a casa, trovò la moglie a letto, sofferente e si accorse che le mancava la mano sinistra. L’uomo la denunciò e la donna, prima di essere messa al rogo, confessò di essersi trasformata in lupo per andare al sabba.
Non era facile avere accesso ad un sabba: era necessario essere presentati da un padrino e, naturalmente, avere a disposizione il grasso di strega, senza il quale era impossibile raggiungere fisicamente il luogo del sabba.
Bisognava anche saper gestire la scopa. Le cronache del XVI secolo riferiscono di stregoni trovati impigliati nei rami alti degli alberi o sfracellati a terra, dopo essere stati disarcionati dalla scopa su cui viaggiavano, probabilmente in compagnia di un diavolo.
Si narra di un contadino tedesco che, per inesperienza, sbagliò strada e impiegò cinque anni per tornare a casa e di un altro che, spaventato, si fece sfuggire una preghiera e fu proiettato tanto lontano che impiegò ben tre anni per tornare a casa.

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