Pubblicato Domenica, 20 Novembre 2011 10:07

Il sabba

Il sabba

Il monte Brocken è la vetta più alta dell’Harz, la regione tedesca compresa tra il Weser e l’Elba. Anche se è alto solo 1.142 metri, è coperto di neve da settembre a maggio. È un monte scuro e tenebroso, avvolto da nebbia e foschia per quasi trecento giorni l’anno.
In una carta geografica del 1732 il monte è rappresentato come un’ombra che domina le montagne e tutta la zona circostante e su di esso, a cavallo delle loro scope, convergono sei streghe, provenienti da tutta la Germania. Vicino alla montagna è indicato lo “spiazzo delle streghe”, il luogo in cui si svolge il sabba, posto vicino ad un altare e ad una fontana.
Il monte Brocken, insieme ai menhir della Bretagna, alla chiesa demoniaca di Blokula, in Svezia e alla cima del Puy de Dome, nell’Auvergne, era uno dei luoghi universalmente conosciuti come sedi del Sabba. Nel Puy de Dome si teneva il capitolo generale del Diavolo con una cadenza paragonabile a quella di un mercato: il mercoledì e il venerdì.
Moltissimi erano però i luoghi indicati come sedi di sabba, in tutta Europa: grotte, caverne, selve buie, cime brulle di alte montagne, laghetti nascosti formati da piccole cascate e circondati da fitta vegetazione, scogli deserti al limite dell’orizzonte.
Che streghe e stregoni si recassero con regolarità al sabba era un fatto comunemente accettato.
Si teneva, naturalmente, in piena notte, in luoghi oscuri e selvaggi, popolati di gufi, pipistrelli, barbagianni, ornitorinchi e omuncoli deformi. Non mancavano i diavoli, è ovvio, che assumevano le forme più orrende e innaturali.
Spesso i demoni si presentavano sotto l’aspetto rassicurante di un animale domestico, che però si comportava come un essere umano. Lo stesso Satana non assumeva l’aspetto spaventoso del demone feroce, ma quello di un corvo, di un rospo con le piume, di un gatto nero e quello, più usuale, di un caprone, con il muso, però, che ricordava quello di una scimmia  o il becco di un uccello.
Durante un processo tenutosi ad Arras, nel 1460, gli accusati di aver stretto un patto col Diavolo, confessarono di essersi recati più volte al sabba e di aver incontrato il Diavolo, che aveva assunto l’aspetto di un caprone, di un cane, di una scimmia e, una volta, anche di uomo. Le confessioni, estorte con la tortura, innescarono una caccia alle streghe che si protrasse per oltre vent’anni e che causò la morte di moltissime persone, condannate al rogo.
Il rituale secondo il quale si svolgeva il sabba non era fisso.
In genere all’inizio si faceva l’appello. Satana in persona presiedeva la cerimonia, in forma inizialmente di caprone, di vacca nera, di gatto o anche di un tronco di cipresso. Non manteneva sempre lo stesso aspetto, ma mutava più volte le proprie sembianze.
Sotto forma di caprone riceveva l’omaggio di streghe e stregoni: un bacio sul posteriore. In realtà molte streghe sostenevano che sotto la coda Satana avesse un seconda viso. Il Diavolo ricompensava la devozione col dono di un pidocchio d’argento e marchiava i suoi fedeli con un graffio d’unghia sotto la palpebra sinistra.
Jeanne Detsail, una bella strega finita sul rogo a Bayonne nel 1609, non volle dare un bacio d’addio all’uomo che la amava perché non voleva profanare la sua bella bocca, “che aveva costume d’essere incollata al sedere di Satana”.
Venne anche stilato una sorta di elenco di quanto succedeva durante il sabba, al fine di consentire ai giudici, che nel XVII secolo consideravano quasi tutti l’esistenza del sabba come un fatto assodato, di identificare con sicurezza la cerimonia: balli indecenti, gozzovigli schifosi, accoppiamenti diabolici, sodomizzazioni esecrabili, bestemmie scandalose, incantesimi per vendicarsi dei nemici.
Era dato per scontato che le streghe, per recarsi al sabba, passassero attraverso i buchi fatti dai topi e che i bambini, anche se chiusi nelle chiese, riuscissero ad uscire durante le funzioni per recarsi, appunto, al sabba.
Si diceva anche che, in realtà, le vittime che le streghe dichiaravano di aver ucciso durante il sabba notturno tornassero a vivere col sorgere del sole, tanto che  si diceva che ad Ingolstadt, quando i condannati stavano per essere messi sul  rogo, seicento persone credute morte fossero accorse per testimoniare l’innocenza dei presunti assassini.
Si diceva che a Firenze un giudice avesse fatto legare al letto una strega per impedirle di recarsi al sabba, ma che non fosse servito. Si diceva infatti che la donna fosse caduta in uno stato letargico, da cui nulla aveva potuto destarla, nemmeno le bruciature di un ferro rovente e che al suo risveglio, al sorgere del sole, avesse descritto il sabba a cui si era recata.
Satana era sempre presente al sabba, ma in qualche caso si presentò con l’intera sua corte: settantadue principi, che avevano sotto il loro comando ben sette milioni quattrocentocinque mila novecento diavoli minori.
I diavoli potevano dare forma ad un corpo con l’aria o con altri elementi. Apparivano sotto forma di un’ombra, di un angelo consolatore, ma generalmente assumevano l’aspetto di un uomo, di un caprone, di un asino, di una pecora.
Un uomo che viveva vicino a  Montmorillon, nel Poitou - Charentes, affermava che il diavolo Abirongli gli si presentava sotto forma di una grossa mosca.
Alcune streghe della Franche-Comté dicevano che il Diavolo le andava a trovare, di volta in volta sotto forma di un ratto dal ventre bianco, di un gatto o di un cane nero.
Per altri era una bellissima signora, che appariva nel loro letto e prendeva dal loro corpo tutto ciò che desiderava.
Nel corso di un processo tenutosi a Valenciennes nel 1621, alcune streghe confessarono che il Diavolo che le andava a trovare aveva l’aspetto di un bel giovanotto. Nello stesso processo, un curato, Gaufridi, disse che Satana si era presentato a lui vestito “come un ricco uomo d’affari”e  Jeanne Pothière, accusata di essere  posseduta, sostenne di essere stata al sabba e di aver avuto quattrocentotrentaquattro rapporti sessuali con il Diavolo.
Il Diavolo reclutava i suoi fedeli approfittando dei momenti di solitudine, della miseria più profonda, della disperazione o della passione. Per prima cosa esigeva che essi rinunciassero a Dio e stipulava con loro un patto firmato, non necessariamente col sangue. Li marchiava poi con  il proprio segno sulla spalla sinistra. Il marchio risultava invisibile, ma risultava identificabile perché, se si infilava un ago in quel punto, non usciva sangue. Quando poi il fedele si presentava al sabba veniva marchiato sotto la palpebra sinistra. A volte il marchio sotto la palpebra aveva la forma di un piccolo rospo.
Anche i bambini partecipavano al sabba. Molti nascevano stregoni, altri erano  iniziati dai loro genitori. Già a sette-otto anni le bambine offrivano il proprio corpo al Diavolo e ricevevano in compenso manciate d’oro, che, si diceva, si trasformavano in foglie secche al levar del sole.
Le streghe che partecipavano al sabba avevano rapporti sessuali col Diavolo e spesso questi andava a far loro visita nel loro letto, senza curarsi del marito, che dormiva al loro fianco.
Secondo San Tommaso il Diavolo non dava piacere alle sue amanti perché era freddo come il ghiaccio. Queste unioni erano però feconde e in questo modo Satana spargeva per il mondo i suoi figli.
Balli, danze sfrenate, abuso di alcol, rapporti sessuali promiscui, banchetti: questo era il sabba nella fantasia popolare, e non solo, visto che i giudici non solo ci credevano, ma spedivano al rogo file senza fine di persone accusate di avervi partecipato.
Il momento centrale del sabba era costituito dalla danza, in cerchio, delle streghe, nude, intorno ad un grande crogiuolo posto al centro dello spiazzo, col Diavolo seduto su uno scanno che sovrintendeva al ballo.
Sulla tavola del sabba si poteva trovare qualunque cosa: le più disgustose sozzerie, i cibi più prelibati e ricercati. Non mancava mai la carne di bambino. E Satana, al termine della cerimonia, offriva ai suoi fedeli ricchezza, bellezza, fama, gloria e potere.
Così riferiscono le cronache dal X al XVIII secolo, ma sbaglia chi crede che il sabba sia svanito nell’aria, quando i lumi della ragione hanno dissipato le tenebre della superstizione.

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