Pubblicato Venerdì, 17 Febbraio 2012 22:28

L’invocazione dei demoni

L’invocazione dei demoni

Nel XVIII secolo ci si serviva di due libri per far apparire gli spiriti: La Clavicule de Salomon eGrimoire du Pape Honorius.

Questi due libri erano il più delle volte fusi in un unico testo, tanto che è molto difficile rico­struire il testo originale di ciascuno.
Questi libri erano molto diffusi. La maggior parte degli stregoni, molti signori, molti medici e quasi tutti i sapienti ne custodivano una copia in qualche angolo segreto. Avevano fede nella Clavicola co­me i cristiani l’avevano nel Vangelo.
Tutti, nonostante le evidenti contraddizioni sul piano storico contenute nel testo,  attribuivano a  Salomone la pri­ma idea di questo manuale di stregoneria.
Salomone affidò le sue Clavicole al figlio Roboam e gli raccomandò:  «Ricordati, Roboam, figlio mio, che tu mi sei più caro di tutte le cose del mondo, perché io ho riunito in me tutta la saggezza dal Creatore di tutte le creature».
Roboam rispo­se: «Che meriti ho per essere in questo simile a mio pa­dre?».
E Salomone gli disse: «L’angelo del Signore me l’ha rivelato una notte nel sonno. Io ho chiamato il santissimo nome del Signore, Yahvè e ho meritato di avere il mezzo che non si può nominare, il mezzo della Sapienza, col quale l’angelo Raziel mi ha mostrato in sogno cose che non si possono raccontare e mi ha detto: ”Nascondi bene il Segreto dei Segreti, perché verrà tempo in cui tutte le scienze sa­ranno distrutte, sommerse e annientate e sappi che il tuo tempo è vicino”.  Allora, alzandomi come un uomo ebbro e tremante di paura, ho pensato a ciò che dovevo fare in questo frangente ».
Salomone raccomandò in seguito a Ro­boam di seppellire con lui nel sepolcro le Clavicole.
Tutto quello che Salomone comandò fu fatto e il libro rimase a lungo nascosto, finché alcuni filo­sofi babilonesi che erano stati amici del re trovarono il libro nella sua bara d’avorio e lo presero, ma nessuno lo sapeva leggere e tanto meno era in grado di capire le oscure parole in esso contenute.
Un filosofo molto saggio, Toz Graec, si trovava nella stanza. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Guarda e leggi questo libretto e le parole che sembrano oscure ti saranno facili da spiegare ».
Toz Graec guar­dò e lesse il libro di Salomone. Poi pregò il Signore che non cadesse mai nelle mani di gente igno­rante. Quindi disse: «Scongiuro colui tra le cui mani questo libro perverrà, per le membra del suo corpo e per tutto ciò ch’egli può desiderare e voler fare, di non tradurre mai questo libro né di spiegarlo o manifestarlo se non a coloro che sono molto saggi e sapienti .»

Nelle Clavicole numerosi capitoli sono dedicati  alle operazioni preparatorie dell’evocazione dei demoni, che sono divisi in due categorie: i buoni, che possono rendere dei servigi e i malvagi, da cui bisogna guardarsi. La teologia cattolica, è superfluo ricordarlo, ritiene invece tutti  i demoni indiscutibilmente mal­vagi e condanna quindi ogni genere di invocazione.
Sono descritte le qualità che chi opera e coloro che lo assistono devono possedere:  i vestiti e le calzature necessarie; il coltello o arthame, l’ago o bulino, l’anello, lo scettro, il fuoco, l’acqua benedetta, le luci, i profumi, la pergamena vergine e la penna, l‘inchiostro e il sangue per scrivere. Tutti strumenti indispensabili per l’operazione, perché l’evocazione del demonio non è una cosa così semplice come si potrebbe immaginare.
A pagina trenta del manoscritto è rappresentato il cerchio, il famoso cerchio entro il quale deve chiudersi colui che entra in contatto con i demoni per non correre il rischio di esporsi alla morte.
“Badate che nulla può essere fatto nell’invocazione degli spiriti senza il cerchio” avverte il manoscritto.
Deve avere un diametro di nove piedi, cioè di due metri e settanta circa, spazio più che sufficiente per sistemarvisi confortevolmente. Deve essere tracciato con la punta dell’arthame, il coltello con­sacrato e, dice il manoscritto: «Farai quattro pentacoli con i nomi del Creatore e, oltre a questi due cerchi, ne farai un altro inscritto in un quadrato, sempre coll’arthame ».
I caratteri inscritti nel cerchio sono greci ed ebraici. Deve essere scritta diverse volte la formula Alpha Omega e poi la parola agla, abbreviazione spesso adotta­ta dai rabbini formata dalla prima lettera delle parole ebrai­che Aieth Gadol Lealam Adonai (Adonai, il Signore, sarà grande nell’eternità). Devono poi essere scritti più di settan­tadue nomi divini, tutti terminanti in el.
La forma del cerchio non è invariabile. In alcune versioni delle Clavicole vengono proposti altri modelli. Possono essere scritti in esso i nomi della divinità: Adonai, El, Jah, Agla, Eloha, Ehie, e la parola tetragammaton, che significa quattro let­tere, il nome divino che non si pronuncia.
Il cerchio può essere affiancato da altri quattro più piccoli.
In questo caso, dice il manoscritto: «Procurati il coltello o il falcetto consa­crato come d’abitudine. Traccerai, oltre questo cerchio, una linea alla distanza d’un piede, col centro nel centro del pri­mo cerchio e poi ancora un altro cerchio sempre con lo stesso centro. Entro il primo cerchio della magia che tu hai tracciato, nello spazio di un piede, scriverai, nella direzione delle quattro parti del mondo, i segni della Tau e tra il primo cerchio e il secondo della magia, entro quattro me­daglie o pentacoli scriverai i nomi terribili del Creatore: tra l’oriente e il mezzogiorno Tetragrammaton; tra il mezzogior­no e l’occidente, Eloha; tra l’occidente e il settentrioneElijon, e tra il settentrione e l’oriente Eloha, il che è della massima importanza nella lista dei sefiroti e negli scongiuri sovrani».
L’operazione deve essere eseguita con un maestro e quattro discepoli vestiti di abiti di lino. Il maestro si pone nel cerchio grande e i discepoli nei quattro piccoli.
Ne Le Dragon Rouge ou l’art de commander les esprits célestes, aériens, terrestres, infernaux, edizione di Offray ad Avignone, stampato verso il 1820, è presentato un cerchio intitolato Il triangolo dei patti.
Questo cerchio deve essere fatto con la pelle d’un ca­pretto inchiodato “con quattro chiodi”. Il triangolo nel cerchio deve essere tracciato con “una pietra sanguigna”. Il  Karcist, l’operatore, si mette nel piccolo cerchio e i suoi aiutanti nei cerchi vicini. Ai due Iati ci sono due ceri circondati da una corona di verbena. Davanti un tripode in cui brucia carbone di salice, con acquavite, incenso e can­fora. Il Karcist deve seguire la “Via della T”, che lo conduce al “Tesoro satanico”.
È necessario cambiare spesso il cerchio perché: “Quando il maestro dell’arte avrà parlato personalmente con gli spiriti, ogni volta dovrà esercitarsi a creare un cerchio diverso, che abbia qual­cosa di speciale”.
Quando il cerchio sarà stato tracciato “Allora l’operatore  entrerà nel questo cerchio dell’arte magica e con sé avrà i pentacoli”.
I pentacoli devono essere sei per rendersi favorevoli gli spiriti buo­ni. Contengono ciascuno un nome ebraico della divinità e formule cabalistiche: ”Tavar alcilo Sedoan acheirj.  Nestabo  cacay extabor erional.  Anapheta Dinotor Drion Sa­rao”.
In Le Miracle de Théophile, del celebre Trovatore del XIII secolo, Rutebeuf, in cui sentiamo lo stregone Salatin invoca il diavolo con le seguenti parole:

Bagabi Iaea baehabé,
Lamae cahi aehababé
Karrelyos
Lamac lamac  Bachalyas
Cabahagy sabalyos
Baryollas
Lagoz atha cabyolas
Samahac  et famyolas
Harrahya.

In una sacra rappresentazione del XIII secolo, C’est li Jus de saint Nieholai, Tervagans rende l’anima al diavolo dicendo:

Palas aron ozinomas
Baske bano tudan donas
Geheamel cla orlay
Berec hé pantaras tay.

Quattro secoli dopo, in un’acquaforte di Rembrandt, il vecchio Dottor Faustus è intento ad una magia nella quale il cerchio delle stre­ghe, invece di essere tracciato a terra, appare fiammeggian­te sulle vetrate del suo laboratorio. Intorno alle iniziali INRI, che occupano la parte centrale del cerchio, si leggono le parole: ADAM  TE  DAGERAM.  Sulla parte esterna si leggono le parole,AMRTET  ALGAR  ALGASTNA  e su uno specchio di fianco al cerchio si muove una mano che indica un’interpretazione segreta di quei caratteri.
A questo punto “Quando il maestro sarà giunto con i suoi discepoli e avrà acceso il fuoco e l’avrà esorcizzato, accenderà la can­dela e la metterà nella lanterna, che uno dei discepoli terrà in mano per tutto il tempo per far luce al maestro. Un altro discepolo terrà in mano della carta, una penna e dell’inchiostro, e un altro ancora una spada nuda. Il maestro accenderà i carboni per incensare e con un cero entrerà nel cerchio e inizierà a pronunciare gli scongiuri”..
Il manoscritto Dell’Opération des Sept Es­fttIitts des Planètes raccomanda di far bru­ciare nel cerchio styrax e benzoino in un crogiuolo nuovo.
Le formule per lo scongiuro sono diverse. Dell’Opération des Sept Es­fttIitts des Planètes suggerisce:
“Ti scongiuro, N ... (nome del demone invocato), in nome del grande Dio vivente che ha creato il cielo e la terra e le tutte creature che la abitano e in nome del suo unico Figlio, redentore del genere umano, e dello Spirito Santo, consolatore benigno, e per i meriti del cielo altissimo, di appa­rirmi subito e senza indugio, e con figura gradevole, e senza fragore, e senza danno della mia persona e di coloro che mi  accompagnano, e di fare tutto quello che ti comanderò. Ii scongiuro, per il Dio vivente, El, Ehome, Etrha, Ejel aser, Ejech, Adonay Iah Tetragrammaton Saday Agios other Agla iischiros athanatos amen amen amen!”.

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Premiato 
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Quarta edizione, 2015 - Concorso intenzionale di letteratura città di Pontremoli.

Sezione narrativa edita

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Opera selezionata dalla Giuria del premio nazionale Alberoandronico di Roma

anno 2016

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Vincitore del
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