Pubblicato Martedì, 15 Febbraio 2011 00:00

L'uccisione di Abele

L'uccisione di Abele
Caino offrì a Dio un sacrificio di primizie di frutti, mentre suo fratello Abele offrì un agnello primogenito.
Dio accettò il dono di Abele ma respinse quello di Caino.
Il viso di Caino si accese per l’ira e Dio gli dis­se: «Perché questa ira? Domina il tuo orgoglio geloso».

Nella Genesi si legge che Caino divenne geloso di Abele per­ché l’offerta di Abele era stata preferita, mentre  la sua era stata addirittura rifiutata. Poiché le offerte rituali al tempio potevano essere sia di cereali sia di animali per i sacrifici, i primi commenta­tori cercarono di spiegare il motivo della preferenza divina per il dono di Abele e si chiesero se qualche altra ragione avesse motivato la gelosia del fratricida. Furono cosi indotti ad am­mettere che Dio aveva agito arbitrariamente, negando a un primogenito la precedenza dovuta dalla legge e favorendo un figlio minore.

In realtà Dio accettò il dono di Abele e rifiutò quello di Caino perché, mentre Abele aveva scelto l'agnello migliore del suo gregge, Caino aveva deposto sull’altare soltanto pochi semi di lino.
Caino, in quell’occasione, si ribellò al rimprovero di Dio, con una escla­mazione blasfema: «Qui non vi è né legge né giudice!»
Incontrando più tardi Abele in un campo, Caino gli disse: «Non esiste nessuna vita eterna, nessuna ricom­pensa per i meritevoli, nessun castigo per i malvagi. Questo mondo non è stato creato con misericordia, e non è governato dalla compassione. Perché,altrimenti, la tua offerta sarebbe stata accettata e la mia respin­ta?»  A queste parole Abele rispose che la sua offerta  era stata accolta perché amava Dio, mentre quella di Caino era stata respinta perché lui odiava Dio.
Fu allora che Caino colpì Abele e lo uccise.
Secondo alcune fonti sarebbe sorta una lite per a divisione del­la terra perché tutta la terra sa­rebbe toccata a Caino, mentre Abele avrebbe avuto tutti gli uccelli, gli animali e gli esseri striscianti. Si erano anche accordati perché nessuno dei due avan­zasse pretese sulle proprietà dell’altro. Appena concluso il patto, Caino, che stava arando un campo, disse ad Abele di condurre altrove le sue pecore. Quando Abele obiettò che esse non arrecavano alcun danno al campo, Caino afferrò un’arma e lo uccise.
Si dice anche che Caino avesse esclamato «Il terreno sul quale tu stai è mio!». E  che Abele avesse risposto: «Le tue vesti sono state con lana delle mie pecore. Toglitele»
Secondo altre fonti ancora, Caino propose ad Abele di dividere la terra in tre parti: lui, che era il mag­giore, ne avrebbe preso due parti e la rimanente sarebbe toccata ad Abele, che non accettò e pretese un a divisione più equa . Caino allora disse: «D'accordo, ma la montagna dove hai offerto i sacrifici, dovrà trovarsi nella mia metà !» Si trattava del monte di Gerusalemme do­ve Abramo avrebbe parlato con Dio e stabilito l’alleanza e Salomone avrebbe eretto il tempio.
Abele rifiutò, ritenendo che Caino non fosse degno di quel luogo.
Secondo altre versioni il motivo del litigio tra u due fratelli sarebbe stato diverso. Secondo alcuni avrebbero litigato per amore della prima Eva che Dio aveva creato come compagna di Adamo e che egli poi aveva ripudiata; secondo altri, quando i due fratelli stavano per spo­sarsi, Adamo avrebbe detto a Eva: «È meglio che Cai­no prenda in moglie Qelimath, la gemella di Abele, e che Abele sposi Lebhudha,la gemella di Caino». Caino, però,  preferiva la propria gemella, molto più bella.  Abele lo ammonì di non commettere un ince­sto e lo consigliò di offrire altri sacrifici a Dio prima delle nozze. Quando Caino si accorse che tutti erano contro di lui, ascoltò la voce di Satana che lo aizzava a uccidere Abele per amore di Lebhudha.

Un antico mito palestinese, paragonabile a quello di Cai­no e Abele, e di Esaù e Giacobbe, era stato conservato nella traduzione greca di Filone della Storia fenicia di Sanchuniathon.
Usous e Hypsuranio, ideatori della prostituzione come rito sacro a Pyr e Phlox, figli di Phos (. fuoco e fiamma, figli della luce.), erano perennemente in lotta. Usous, il primo cacciatore, inventò il modo di fare indumenti di pelle. Rassomigliava quindi a Caino e a Esaù.
Samemroumus (il cui nome è tradotto da Filone come Hypsouranius, che  corrispon­de all’ebraico shme marom, che significa alto ciclo, è l’in­ventore delle capanne di giunchi. Ricorda Jabal (Genesi IV 20), il padre di coloro che vivono in capanne e hanno mandrie  e ricorda Abele, che era un pastore (Genesi IV 2); e Giacobbe,che era  anche lui un semplice uomo che viveva in capanne. (Genesi XXV 27).

Caino avesse at­tirò Abele in un luogo appartato e lo avesse col­pì con un randello fino a ridurlo in fin di vita. Abele, steso al suolo, pregò: «Non picchiarmi cosi, fratello! Se vuoi uccidermi, fallo con una roccia e in un sol colpo!». E Caino lo fece.
C'è anche chi dice che Caino, come un serpente, abbia morso Abele, uccidendolo.
Secondo un’altra versione, Abele, il più robusto dei due, avrebbe avuto pietà di Caino. Dio aveva incoraggiato Abele a disprezzarlo, dicendogli: «Non risparmiare quell’essere malefico!»  Allora Caino avrebbe supplicato: «Fratello, perdonami! Siamo soltanto noi due nel mondo. Che diranno i nostri genitori se mi togli la vita?».  Abele lo avrebbe allora lasciato libero e Dio avrebbe detto: «Lo hai risparmiato! Toccherà dunque a te morire!».  A quelle parole, Caino sarebbe balzato in piedi, avrebbe afferrato una canna acuminata e avrebbe  colpito  il fratello in tutto il corpo, cominciando dalle mani e dai piedi.
Secondo alcuni Caino avrebbe decapitato il fratello Abele con una spada.
Dopo la morte, lo spirito di Abele usci dal corpo, ma non trovò rifugio né in cielo, dove nessuna anima era ancora ascesa, né nell'abisso, dove nessun'anima era ancora discesa.  Si librò allora sperduto e senza meta. Il suo san­gue si spargeva sulla terra, impregnando il suolo sul quale era stato versato. Nulla, né erba, né al­bero crebbe mai in quel luogo.
Dio chiese allora a Caino: «Dov'è tuo fratello Abele?» E Caino rispose: «Sono forse il guardiano di mio fratello? Come mai, colui che vigila su tutte le creature chiede questo a me, a meno che egli stesso non abbia ideato il delitto? Non avrei mai invidiato mio fratello, se tu non avessi preferito le sue offerte alle mie. Non ho visto mai né udito parlare di un cadavere! Mi hai forse messo in guardia che, se lo avessi colpito, sarebbe morto? Il mio dolore è un peso troppo grave perché io possa sopportarlo».
Allora Dio maledisse Caino: «Che hai fatto? Il sangue di tuo fratello grida vendetta dal profondo!»
Dio non aveva fatto nulla per interrompere la lite fra i fratelli, anzi aveva permesso che Caino uccidesse Abele e diventasse fra­tricida. Le ultime parole di Abele erano state: «l Mio re, ti chiedo giustizia!»
Dio, però, vide un sincero rimorso nel cuore di Cai­no e lo lasciò vivere, ma ne fece un fuorilegge. Ovunque andasse, la terra tremava sotto i suoi piedi e gli animali selvaggi lo assalivano. Dapprima tentarono di divorarlo, ma egli pianse e implorò pietà.  In quel mo­mento incominciava il sabato e dovettero desistere.
Alcuni asseriscono che Dio fece crescere un corno sulla fronte di Caino per proteggerlo da quegli assalti. Altri che Dio lo afflisse con la lebbra, altri che incise un marchio sul suo braccio, per ammonire chiunque tentasse di vendicare Abele.

Un antico midrash descrive il marchio di Caino come un tatuaggio sul  braccio. I testi medioevali lo identificano con l’ebraico  teth, forse perché Dio, secondo Ezezhiele, mise un marchio (tav) sulla fronte dei giusti di Gerusalemme. Caino non era degno di  portare questo segno.
Il segno tav, ultima lettera dell’alfabeto ebraico e fenicio, era una croce: da questo segno derivò il segno greco tau (τ), che, secondo la Corte delle vocali di Luciano, ispirò l’idea della crocifissione. Siccome il segno tav serviva per identificare il giusti, il midrash ha sostituito ad esso, come marchio di Caino, le lettere più vicine a tav sia nel suono che nella grafia e cioè teth, le cui lettere, in ebraico antico e in fenicio, formano una croce dentro ad un cerchio.

Adamo,quando  incontrò Caino, rimase stupito nel trovarlo vivo. «Non hai tu ucciso tuo fratello Abele?» gli chiese e Caino rispose:«lo sono pentito, padre, e sono stato perdonato».
Adamo allora esclamò: «Tanto grande è, dun­que, il potere del pentimento; non lo sapevo!»
Dio inflisse a Caino sette punizioni, peggiori del­la stessa morte e cioè il corno sopra la fronte; la fama di fratricida;, un'angoscia che lo scuoteva come foglia al vento; una fame tormentosa e mai sazia; l'impossibilità di rea­lizzare i suoi desideri; una perenne impossibilità di dormire e un editto che ammoniva ogni uomo di non essergli amico, ma neppure di ucciderlo.
Secondo un'altra versione, Caino, non sapendo che Dio vede e sente ogni cosa, scavò una buca profonda e vi na­scose il corpo di Abele. Secondo altri, mentre pensava come liberarsi del cadavere, Dio gli mandò due uccelli, uno dei quali uccise il compagno e lo sep­pellì. Caino segui quell'esempio.
Secondo un’altra versione Caino fuggì lasciando Abele do­ve era caduto e quando Adamo ed Eva trovarono il cadavere, si accasciarono nel dolore e nel lutto, mentre il cane pastore di Abele rimaneva a guardia della sal­ma allontanando gli uccelli e gli animali che mangiano le carogne. Alla fine videro un corvo sotterrare un altro corvo e compresero quello che Dio voleva da loro.
Secondo un’altra versione,  la terra, dopo aver bevuto il sangue di Abele, non volle accogliere le sue spoglie e si mise a tremare così forte che per poco non inghiotti Caino. Ogni qual volta Caino tentava poi di seppellire la sua vittima, la terra faceva risalire il cadavere alla superficie, gridando: «Non riceverò nessun altro cor­po, finché non mi sarà restituita la creta con la quale fu fatto Adamo». Nell'udire queste parole, Caino fuggi e Michele, Gabriele, Uriel e Raffaele posero il corpo di Abele sopra una roccia, dove rimase intatto per molti anni. Quando Adamo morì, gli stessi arcangeli seppel­lirono i due corpi a Hebron, fianco a fianco, nello stesso campo dal quale Dio aveva preso la polvere per creare il primo uomo. Lo spirito di Abele, tuttavia, non trovò pace e i suoi lamenti furono uditi in cielo e in terra per secoli, finché non morirono Caino, le sue mogli e i suoi figli.
Dopo la nascita di Enoch, suo primogenito, Cai­no ebbe da Dio il permesso di costruire una città chia­mata Enoch. In seguito fondò altre sei città: Mauli, Leeth, Teze, Iesca, Celeth e Tebbath. Sua moglie Themech gli diede altri tre figli: Olad, Lizaph e Fosal e due figlie, Citha e Maac.
Caino, però, non era cambiato. Continuava a  commettere atti peccaminosi, ad accumulare ricchezze con la rapina, ad insegnare il male e a vi­vere lussuriosamente. Inventò dei pesi e delle misure e questa invenzione mise termine alla semplicità degli uomini. Caino fu anche il primo che pose pietre divisorie in­torno ai campi, che costruì città cintate di mura e costrinse la gente a stabilirvisi.

 

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