Pubblicato Lunedì, 25 Luglio 2016 12:00

Predator

Tutto il resto

I predatori, a differenza degli erbivori, sono individui isolati e se si escludono i lupi, raramente cacciano in branco. Per questo motivo non si riteneva un lupo solitario: una tigre, caso mai, o un ghepardo. Un puma, meglio un puma: pelo corto, potente, snello e marroncino. I predatori seguono a distanza le mandrie di erbivori tenendosi sotto vento, lo fanno per ore, a volte per giorni: si appostano, studiano il terreno, coi muscoli pronti a scattare, con gli artigli pronti a colpire, implacabili e lui era lì da giorni, a studiare l’ambiente, le abitudini e le reazioni della mandria che sciamava ottusa e inconsapevole davanti ai suoi occhi.

Aveva un odore particolare, la mandria, un odore dolciastro, a tratti leggermente speziato, che cambiava a seconda delle ore del giorno e diventava pungente con l’approssimarsi della sera e lui la seguiva tenendosi ai margini. A volte si infiltrava in mezzo ad essa e si faceva trascinare nella marcia senza fine, avanti e indietro, col cervello spento. Non capiva cosa spingesse la mandria a muoversi senza sosta, giorno dopo giorno: forse la ricerca del cibo, forse un motivo per una vita ad occhi chiusi. S’ingozzava, beveva, scorreggiava al riparo dell’anonimato del gruppo e allevava cuccioli a sua immagine e somiglianza, cuccioli che esibiva ottusa e protettiva.

Odiava la mandria, lui: gli toglieva l’aria, soffocava i suoi sogni, imprigionava i suoi movimenti. Solo la notte poteva assaporare una parvenza di libertà, quando i ruminanti si rintanavano nelle loro tane e la sua bocca spalancata verso il cielo poteva carpire un soffio di aria fresca.

Odiava la mandria ed era venuto il momento di agire, di assaporare un attimo di libertà, di sentirsi libero come un Dio che spiccava il volo verso l’eterno. Uscì dal gruppo suscitando sguardi risentiti, estrasse il mitragliatore dallo zaino, lo caricò con gesti misurati tra l’indifferenza di chi gli passava accanto, salì sulla panchina di pietra sotto il tabellone con l’orologio e cominciò a sparare. E sparò, sparò sulla folla indifferente che calpestava infastidita i corpi di quelli che erano caduti. Spruzzi, esplosioni di sangue vivo macchiavano la mandria che continuava ad avanzare, un caricatore dopo l’altro, con le mani contratte sul mitragliatore, mentre i colpi stavano per finire e il suo sogno di libertà andava in frantumi come vetro soffiato.

© Copyright 2016 Emidio Dappino

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