Pubblicato Lunedì, 08 Agosto 2016 12:00

Baby sitter

Tutto il resto

«Dove ha messo il bambino?». Faccia di pietra, occhiali di tartaruga.

Guardò il giudice, o era un procuratore? «Non c’è mai stato nessun bambino». - «Si spieghi».

«Ho ricevuto una telefonata…». - «Quando?».

«A ottobre, il 2 di ottobre». - «Va avanti da sette mesi, questa cosa. Quindi».

«Sette mesi» confermò rinfrancata. Non sapeva perché, ma si sentiva rinfrancata. «Era un uomo» precisò. - «Un uomo?».

«Un avvocato. Begodi, l’avvocato Begodi». Un cenno da dietro gli occhiali di tartaruga, una presenza alle sue spalle si mosse e avvertì il soffio di una porta che si apriva e si chiudeva alle sue spalle. «Begodi» ripeté il giudice mentre annotava il nome sul computer.

«Begodi» ribadì lei. «Così si è presentato: avvocato Begodi». - «E che aspetto aveva questo avvocato Begodi?».

«Non l’ho mai visto» - «Non l’ha mai visto» annotò il giudice, faccia di pietra.

«Andava così» si affannò. La cosa appariva incredibile alle sue stesse orecchie, ma non aveva altra verità. «Una telefonata, sempre la stessa voce, la chiave sotto lo zerbino, un centone sul tavolo Luigi XIV in salotto. Dalle ventuno alle ventitré e trenta. Centocinquanta se era di sabato o di domenica».

«E non li ha mai incontrati» rimarcò il giudice.

«Mai» confermò con forza. «L’avvocato mi diceva che il bambino era già a letto e che non lo dovevo svegliare, poi, alle ventitré e trenta, mi telefonava per dirmi che stavano per arrivare e che me ne potevo andare». - «E lei…».

«Così facevo: chiudevo la porta, mettevo la chiave sotto lo zerbino e me ne andavo». - «Come fa a sapere che era un Lugi XIV?».

«Chi?» - «Il tavolo». - «Studio architettura, interior design».

«Solo due telefonate, una voce maschile e nient’altro» sillabò il giudice mentre le sue dita volavano con una certa difficoltà sulla tastiera.

«Sì! Cioè no: c’era un’altra telefonata» - «Un’altra telefonata…». Le dita rimasero sospese sulla tastiera.

«Una donna, una voce di donna: alle ventidue e trenta, precisa come un orologio digitale». - «E…».

«Chiedeva se andava tutto bene». - «Tutto bene e nient’altro…».

«Nient’altro. Si sentiva un vociare, a volte un brusio, di sottofondo: immaginavo che fossero ad un pranzo, o a qualcosa del genere». - «E non ha mai incontrato questa donna...».

«Mai» confermò annuendo con forza col capo. - «E non le sembrava strano…».

«Certo, che mi sembrava strano! Io, però, tiravo su millecinquecento euro al mese, a volte anche di più e mi ci pagavo la stanza e l’università. Ci mangiavo e mi vestivo anche, con quei soldi!».

«E non ha pensato di indagare, non ha mai ceduto alla curiosità… nemmeno una volta». Un’altra domanda senza il punto interrogativo: la cosa la infastidiva, non sapeva perché, ma la infastidiva non poco. «E il bambino, che aspetto aveva il bambino?».

«Non c’è mai stato un bambino» s’infervorò, a metà avvilita e a metà non sapeva cosa. «L’ho già detto all’ispettore: non c’è mai stato un bambino… Senta» si spazientì: «non sono un’ebete. Sono salita in camera a curiosare, ho ispezionato la casa un’infinità di volte e non ho mai trovato un bambino. Non c’era nessuno, in quella casa e niente che rivelasse la presenza di un bambino: tutto a posto, tutto pulito, tv satellitare, ma nemmeno un’anima viva!». «Nemmeno un’anima…» le fece eco la voce impersonale del giudice.

Un fruscio, un’ombra blu con le mostrine dorate e un foglio scivolò sul tavolo, sotto il naso del magistrato. E poi... E poi niente: silenzio e due statue immobili, una seduta e l’altra in piedi.

«Così, non ha mai visto il bambino…» si destò il giudice ridando un bagliore di vita agli occhiali di tartaruga.

«Non c’è mai stato nessun bambino…» ribadì lei, esausta.

«L’avvocato Begodi ha confermato di aver usufruito dei sui servizi come baby sitter a partire dal mese di ottobre, almeno tre volte alla settimana e sia lui che la moglie sostengono di non avere figli» annunciò il giudice con la partecipazione di uno che legge il necrologio di uno sconosciuto.   

«Bene» si lasciò sfuggire lei: l’incubo stava per finire, finalmente. Anzi, era finito.

«Perché mai uno dovrebbe spendere almeno millecinquecento euro al mese e pagare regolarmente i contributi per una baby sitter per un figlio che non c’è?» obiettò il magistrato, senza muovere un sopracciglio.

«Che ne so?» scrollò le spalle. «Forse per fingere di essere come tutti gli altri, che a metà serata telefonavano alla baby sitter, forse per un gioco erotico, o semplicemente perché gli andava di fare così». Si era posta per mesi la stessa domanda e non aveva trovato nulla che la aiutasse a trovare una risposta.

Il giudice fissò glaciale un punto alle sue spalle: «L’avvocato e la moglie l’hanno pagata perché lei custodisse il bambino, però» scandì monotono, senza quasi muovere le labbra.

«Si, ma…» protestò lei debolmente.  

«E allora, sentiamo: dove ha messo il bambino?». Faccia di pietra, occhiali di tartaruga.

© Copyright 2016 Emidio Dappino

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